Dall’avvento della globalizzazione, fare business è diventato sempre più difficile, e negli ultimi anni, cioè dai tempi dell’ultima crisi finanziaria, quella del 2008, abbiamo assistito a una moria di micro, piccole e anche medie imprese, con conseguenze disastrose a livello socio-economico, in tutto il paese.

La stragrande maggioranza degli imprenditori attribuisce le colpe allo Stato, e puntano il dito verso la tassazione, che ha ormai superato quota 60%, e  verso Equitalia. Per quanto sia vero che lo Stato è il nemico numero uno della gente, del popolo, è anche vero che ci sono imprese che crescono sempre di più, e queste sono quelle capitanate da imprenditori capaci e competenti, che si contraddistinguono dagli altri in quanto a capacità di sfruttamento del Sistema.

Il Sistema è il meccanismo sulla base del quale funziona l’uomo e sulla base del quale si evolvono le società. Tutto quello che riguarda la nostra vita, funziona in base a questo Sistema, e tutto quello che facciamo per produrre è regolato e regolamentato dal Sistema. Non conoscere il Sistema significa non sapere come funziona il mondo e non sapere come funziona il mondo significa essere handicappati a livello produttivo, un handicap che sta costando molto a tutti, in tutti i paesi del mondo, italiani compresi.

Il Sistema è una manna per chi lo conosce e lo sa sfruttare, e un rullo compressore che schiaccia chi, invece, non lo conosce.

Si calcola che entro la fine dell’anno 2021, a causa delle misure preventive per il contagio del CoronaVirus, che non è altro che un’influenza stagionale spacciata per peste bubbonica, per impedire sempre di più alla gente di muoversi liberamente, interagire e scambiare, il 90% delle PMI “chiuderanno i battenti”.

C’è un modo solo per salvarsi da questa triste fine, e questo modo è imparare come funziona il Sistema e organizzarsi per sfruttarlo, il che significa innalzare il livello di competenza imprenditoriale nel maggior numero di imprenditori possibile. Solo così facendo si possono salvare le PMI, solo così si può riportare il valore del Made in Italy a quello a cui era fino a soli venticinque anni fa.